Le prospettive per l’economia mondiale restano molto incerte, mantenendo sottotono il trend della crescita in Eurozona e frenando l’export. Nel secondo trimestre 2025, il PIL dell’Eurozona segna un aumento dello 0,1% sul trimestre precedente, in rallentamento rispetto al +0,5% del primo trimestre e registrando un segno negativo per le due maggiori economie della manifattura europea, Germania e Italia.
Superata la Francia e deficit/pil sotto il 3% nel 2025/ I (veri) numeri dell’Italia in vista della manovra a firma di Enrico Quintavalle, responsabile dell’Ufficio Studi di Confartigianato, pubblicato su IlSussidiario.net.
Sulla bassa crescita pesa una crisi della manifattura che, pur manifestando in estate qualche segnale di attenuazione, sarà penalizzata dall’impatto dei dazi statunitensi. Le esportazioni del made in Italy nei primi sette mesi del 2025, al netto delle vendite del farmaceutico condizionate dalle politiche protezionistiche statunitensi, ristagnano (-0,4%). La produzione manifatturiera a luglio sale dell’1,4% rispetto a giugno, ma nei primi sette mesi del 2025 segna una flessione dell’1,5% su base annua, con un calo più pesante per moda (-7,1%) e meccanica (-2,5%). In positivo l’attività delle costruzioni, anche grazie al sostegno del PNRR, con la produzione del settore che cresce del 4,7% nei primi sette mesi del 2025. Si registrano ancora incertezze per i consumi delle famiglie e i flussi turistici, che crescono meno del previsto, mentre il fatturato dei servizi in volume ristagna (+0,4% nei primi sei mesi del 2025). I consumi salgono dello 0,6% a fronte di un tasso previsto da Banca d’Italia dell’1,0%. Il buon andamento di giugno ha portato le presenze turistiche sempre nei primi sei mesi dell’anno a salire dell’1,9%.
Nel primo semestre 2025 l’occupazione in Italia sale dell’1,4%, con il traino dato della crescita del 2,2% del Mezzogiorno, doppia rispetto all’1,1% del Centro-Nord, con Campania (+3,1%) e Sicilia (+2,9%) a fare da locomotive. Peggiorano le previsioni di assunzione, che per il trimestre settembre-novembre 2025 sono in calo del 2,1%.
Il mancato taglio dei tassi di interesse nelle sedute del Consiglio della BCE di luglio e settembre penalizza la ripresa in corso degli investimenti in macchinari.
Le incertezze e le tensioni geopolitiche mantengono elevata la pressione dei prezzi dell’energia. Per le micro e piccole imprese persiste uno spread sui prezzi dell’elettricità del 22,5% della media dell’Ue a 27, su cui grava lo squilibrio del prelievo fiscale e parafiscale che è più che doppio (+117,4%) della media europea, mentre i grandi consumatori italiani hanno un significativo vantaggio (-20,5%) rispetto ai competitor europei.
La crisi dei motori europei – La debole fase ciclica dell’Unione europea riflette la simultanea bassa performance di Germania e Francia. L’economia tedesca rischia il terzo anno consecutivo di recessione: tra il 2021 e il 2024 il PIL pro capite reale in Germania è sceso dell’1,4% mentre è salito del 3,5% nell’Ue a 27 e del 6,9% in Italia. Gli investimenti pubblici tedeschi si fermano al 2,9% del PIL a fronte del 3,6% della media UE. La Francia mostra fragilità legate alla debole crescita, un elevato debito pubblico e un’alta pressione fiscale. Nel 2022 il debito pubblico ha superato quello italiano, diventando il più alto dell’Ue. Lo spread francese si è allineato a quello italiano, mentre nel 2017 era mediamente più basso di 130 punti. Sul fronte della crescita, tra il 2016 e il 2024 il PIL pro capite della Francia è aumentato del 7,2%, oltre tre punti in meno del +10,7% dell’Italia.
Dopo la revisione al rialzo della crescita del PIL da parte dell’Istat, il buon andamento delle entrate tributarie e la riduzione della spesa per interessi potrebbero far rientrare il rapporto deficit/PIL sotto al 3% già nel 2025, delineando una possibile uscita anticipata dalla procedura per deficit eccessivo.
Tra gli interventi è ipotizzata una riduzione sull’Irpef finalizzata a ridurre il carico fiscale che in Italia rimane elevato, risultando nel 2024 di 2,2 punti percentuali superiore alla media europea.
La politica fiscale dovrà definire il sentiero di spesa per la difesa, alla luce del nuovo target del 5% del PIL per i paesi della NATO.
Sempre in chiave green, nella manovra dovranno essere rifinanziati i bonus edilizi.
Infine, va ricordato che un significativo impulso fiscale sull’economia reale deriva dagli interventi del PNRR.
